L’arte della bionica

C’è un solo caso in cui rubare è consentito: quando si riesce a soffiare le straordinarie tecnologie messe a punto dalla Natura attraverso milioni di anni di invenzioni. Non dobbiamo pagare nulla, bisogna solo giocare d’astuzia, servirsi dell’intuito, studiare (ma in questo caso è divertente) e soprattutto spremere tutta la carica di immaginazione del nostro cervello che in genere ne usa tanto poca… La Natura poi ne ha molta di più e non finirà mai di sorprenderci. Gli uomini hanno sempre rubato le idee all’Ufficio Evoluzione dell’Universo, fingendo che fossero frutto della loro incomparabile intelligenza, finché più di mezzo secolo fa hanno deciso di dire la verità e di chiamare questo furto “bionica”. E’ stato l’ufficiale medico Jack Steele che l’ha battezzata così nel 1958, durante un congresso nell’Ohio, a Dayton, ma l’idea era dei sovietici. Da allora è diventata una scienza ufficiale, ne scriviamo e ne parliamo a ruota libera come se le idee fossero nostre, se ne scoprono di continuo e molti giovani scelgono questa via per il loro futuro. Non confondiamoli però con gli esseri “bionici”, fatti di pezzi sintetici come i personaggi dei film di fantascienza. I nostri bionici sono studiosi che riescono a formarsi – con uno sguardo su varie discipline scientifiche – una mentalità capace di mettere insieme elementi diversi per imitare i segreti della vita, osservando chi li usa, o li ha messi a punto attraverso il tempo: e non importa se è un topo, un insetto, una pianta, un batterio. Ma quante cose dovremo ancora capire … Siamo appena all’asilo! Da quando l’Homo sapiens sapiens ha cominciato a ispirarsi alle strategie della Natura e a elaborarle, però un po’ di strada l’abbiamo fatta: voliamo, possediamo ottimi utensili, per esempio utilizziamo una tecnica inventata dai pipistrelli e la chiamiamo “sonar” (anche se non è perfetta come la sua); ci basiamo sulla struttura di certi protozoi marini per costruire satelliti artificiali, prendiamo dai ragni i geni della seta e fabbrichiamo stoffe leggere, ma eccezionalmente resistenti. Le tute degli astronauti sono, in parte, un risultato dell’utilizzo della chitina, di cui sono rivestiti tantissimi insetti. Perfino l’umile ombrello non è una nostra invenzione: se lo facevano già le scimmie usando le foglie più larghe che trovavano con qualche ramoscello a mo’ di stecca. All’Ufficio Brevetti della Natura si lavora a pieno ritmo da sempre, senza scioperi, senza ferie e chi ha voglia di andare ad attingere tesori può farlo senza mai trovare chiuso. Come diceva Einstein, l’umanità è appena al principio: ha aperto il Gran Libro della Vita, ma per ora ha decifrato solo poche parole. E a volte non ha capito bene neanche quelle.

Mirella Delfini

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