La musica, un’invenzione degli uccelli

Non sono stati gli esseri umani a inventare quelle che oggi chiamiamo composizioni musicali. Possiamo rendercene conto ascoltando le esecuzioni degli uccelli, molti dei quali sono dei veri musicisti (a parte i merli che ripetono sempre le stesse note fino a rincretinirci). Anche il canto del fringuello maschio è una frase di poche battute, senza tanti sviluppi o variazioni. Se qualcuno però si prende la briga di dargli lezioni, il fringuello finisce per imparare e canta in modo più toccante. Spesso l’uomo ne ha approfittato: non soltanto l’ha imprigionato, ma l’ha anche accecato perché quel poverino, nella sua disperazione, emettesse suoni più belli. Da noi nessuno lo fa più, grazie a leggi che proteggono gli animali e che a volte funzionano, ma in Estremo Oriente succede ancora. Sapevate che il canarino è considerato il Pavarotti degli uccelli? Naturalmente ci sono state parecchie polemiche tra gli intenditori. Chi diceva “il canarino”, chi si ostinava a preferire l’usignolo. Però l’animalista Danilo Mainardi pensando alle canzoni napoletane optava per l’allegra “canaria”. L’usignolo invece è un vero compositore. Si dice che mentre difende il suo territorio «ne canti anche le bellezze» e forse, quando corteggia la sua dama, le dedichi stupende serenate. Secondo Rémy Chauvin, famoso biologo e naturalista francese che oramai è dell’Aldilà, fa sicuramente dell’arte pura, come dimostra la storia che lo scienziato raccontava in un suo libro. Eccola: nel 1962 l’ungherese Szòke ebbe l’idea geniale di rallentare le registrazioni dei canti di alcuni tordidi e soprattutto degli usignoli. A Szòke il “tempo” degli uccelli dava l’impressione di essere accelerato, di non procedere con lo stesso ritmo del nostro, come una bobina fatta scorrere troppo velocemente. Così ha provato a rallentare le registrazioni di alcune delle loro cantate e ha scoperto una cosa incredibile: quelle musiche diventavano subito composizioni simili – come bellezza melodica e fantasia ritmica – ai nostri pezzi più celebri. Già Beethoven nella Sinfonia Pastorale (usata perfino da Walt Disney in Fantasia ) e Olivier Messiaen si erano ispirati ai cinguettìi degli uccelli, ma questa volta era diverso: era come decifrare un messaggio segreto. Rémy Chauvin ha voluto fare una controprova. Ha pregato un’amica musicologa di ascoltare una delle registrazioni rallentate da Szòke, senza spiegarle di che cosa si trattava. Alla fine lei, molto colpita, ha detto che l’opera era magnifica, ma che non riusciva a identificarne l’autore e non capiva con quale strumento fosse stata eseguita. Le sarebbe piaciuto, ha aggiunto, sentirla per flauto. Non sappiamo se quel desiderio sia stato esaudito. Gli antichi, come forse sapete, attribuivano alla musica un’origine divina, ma noi oggi non abbiamo più dubbi: l’hanno inventata gli uccelli.

Mirella Delfini

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