Ricordo di Tullio De Mauro

A Radio3, ieri pomeriggio, conduttori e ascoltatori hanno dedicato un pensiero a Tullio De Mauro, venuto a mancare ieri mattina. Molti erano stati suoi allievi negli anni Settanta, quando insegnava Filosofia del Linguaggio a “La Sapienza” di Roma e la voce unanime era che ci si divertiva alle lezioni del Professore, soprattutto perché si partecipava. «E’ vero, mi fa un collega – ascoltiamo la radio lavorando -, ricordo una volta a Villa Mirafiori sulla Nomentana… la Facoltà di Filosofia l’avevano trasferita là; a dire il vero, non ci stavo bene, mi sentivo in esilio, m’ero abituato alle scalinate grigie e alle stanze tristi della Facoltà di Lettere e Filosofia nella Città Universitaria; tutta quella luce, quel verde intorno alla Villa avrei dovuto apprezzarli e invece no. Cambiare, sia pur minimamente, era disastroso per me. L’aula era strapiena, De Mauro chiamò un volontario a leggere un brano di letteratura, non ricordo quale, ricordo solo che il ragazzo leggeva malissimo, era emozionato, forse non troppo convinto. Quando il Professore chiese: “Avete capito qualcosa?”

“Nienteeeeeee!!!!” urlarono tutti e sembrava una festa. Il ragazzo provò a rileggere mettendoci un minimo di sentimento, qualche parola diventava più comprensibile; l’auditorio capì solo quando il ‘lettore’ cominciò a dare senso alle frasi che aveva deciso di fare proprie vincendo la noia, la sfiducia, la paura di sembrare troppo integrato nel Sistema. La scena si ripeteva con altri volontari mentre De Mauro se ne stava a lato del palcoscenico improvvisato, l’espressione un po’ ironica, un po’ bonaria. Rimasi sconvolto. In quel periodo soffrivo di timidezze spaventose, paralizzanti, all’università non combinavo un granché, alle lezioni mi sedevo ai banchi più vicini, tanto nulla poteva succedere tra docente e studenti, erano su barricate diverse. Quel giorno, avvertivo il pericolo – e se gli saltasse in testa di chiamarmi? – mi dicevo, sentendo che gli argini erano rotti, ma in un modo particolare, non per via della provocazione che tanti studenti facevano reclamando la parità col docente (quanti professori s’irrigidivano propinando lezioni noiosissime). Capire per vivere per comunicare per esserci, ma, anche, al contrario, esserci per comunicare per vivere per capire: era questa la lezione di De Mauro – una grande emozione, creava tensione e riso liberatorio. O incontenibili paure, come al sottoscritto».

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