Brevetti rubati alla Natura: gli occhiali bifocali

Circa cento milioni di anni fa il pesciolino chiamato Anableps anableps – che abita di preferenza le acque interne del Sudamerica – inaugurò le sue lenti bifocali, donategli da quella potente maga chiamata Evoluzione. Oggi le portano il nonno e la nonna, e incominciano a metterle anche mamma e papà, ma a quei tempi le possedevano soltanto lui e i girinidi, certi coleotteri acquatici che non hanno nulla a che vedere con i piccoli delle rane. Sono lenti utilissime per chi nuota a fior d’acqua, tenendo gli occhi per metà dentro e per metà fuori. Gli ottici, quando vollero sfruttare il suo brevetto e di fabbricare occhiali con lenti bifocali, lo fecero soprattutto per consentire agli anziani di vedere sia da vicino, sia da lontano. Nel caso dell’Anableps anableps la metà superiore degli occhi – grandi, sporgenti e piazzati nella parte alta della testa – serve quasi da periscopio, mentre quella inferiore controlla l’ambiente subacqueo. Ciascun occhio è diviso in due emisferi da una striscia di congiuntiva che corre orizzontalmente e che non si limita alla cornea, ma continua la sua linea di demarcazione fino alla rètina. Questo originale sistema consente al piccolo pesce (è lungo solo una ventina di centimetri) di fare caccia grossa tanto in mare quanto in superfìcie. E se vede una buona preda nell’aria, l’Anableps balza fuori e afferra gli insetti al volo, ma è chiaro che noi ne facciamo un uso del tutto diverso anche se i nostri occhiali sono divisi in due proprio come i suoi occhi. Una volta rubato il brevetto, gli ottici hanno voluto fare di più e hanno superato le lenti bifocali inventando le lenti progressive che servono a chi ha problemi di vista sia da lontano che da vicino. Infatti con una singola lente si può guidare un’auto, guardare la televisione, ecc., ma anche leggere, scrivere, dipingere, e servono anche per le distanze intermedie (lavorare al computer, al banco, in cucina, e così via. In realtà le lenti progressive hanno due zone importanti unite da una terza zona, chiamata “canale di progressione” che serve per vedere a distanze da circa 50 cm a 2 metri. Insomma, a differenza delle lenti monofocali, bifocali, trifocali, consentono un’ottima visione a tutte le distanze. E non dimentichiamo un altro brevetto, quello degli occhiali da sole che la Natura ha fatto per i pesci più delicati. Il Didommus (7 centimetri appena), proprietario di certi straordinari occhi a due facce verticali che formano un angolo di 110 gradi, quando deve uscire dall’acqua e la luce è troppo abbagliante, oscura gli occhi dall’interno con un velo grigio-marrone.

 

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