Psicoanalisi del fanatismo e follia collettiva: Gérard Haddad al Pitigliani di Roma

Gérard Haddad viene intervistato da Eva Ruth Palmieri su un tema particolarmente attuale e bruciante, “Psicoanalisi del fanatismo e follia collettiva”. L’evento si è tenuto a Roma, Giovedì 4 maggio, nel Centro Italiano “Il Pitigliani”. A un pubblico folto e attento (non capita tutti i giorni di poter incontrare uno degli psicoanalisti più vicini a Lacan) lo Studioso ha illustrato come le strade della religione e quelle della storia si leghino indissolubilmente. Gli argomenti forti (l’Esodo, l’orrore della seconda guerra mondiale, la Shoah) si sono alternati ad altri – come le origini italiane della psicoanalisi – già sistematizzati in celebri testi (si veda, in proposito, G. Haddad, Freud in Italia. La psicoanalisi è nata in Italia, Xenia, 1996). E arriviamo al clou dell’intervista: il fanatismo e il conseguente terrorismo. Ci sono meccanismi psicologici – ma anche di forte impronta sociale – alla base di questi fenomeni che infliggono olocausti in nome della razza, della religione, del nazionalismo o dell’ideologia.

Come spiegare perché gli esseri umani si massacrano fra loro? A quali radici profonde attinge il delirio di colui che crede di essere il solo detentore della Verità? Nella psicoanalisi lacaniana, essere fanatico equivale a trovarsi in uno stato di esaltazione privo di qualsiasi dubbio. Se Dio tiene nella mano destra la Verità e nella mano sinistra lo sforzo infaticabile verso la Verità, colui che è affetto da uno stato di esaltazione sceglierà la mano destra. Una scelta disperata – ha precisato Haddad – che nasce dal condizionamento familiare: come può sviluppare un pensiero autonomo un bambino a cui nessuno chiede di essere se stesso, bensì di adeguarsi a Verità immutabili, già date? Un simile “piano educativo” è un attentato all’identità e chi lo subisce, appena potrà, diventerà attentatore a propria volta di persone inermi. La serata si è conclusa all’insegna della cordialità: Haddad ha avuto parole d’attenzione per chiunque avesse bisogno di chiarimenti. Nel salutarlo, avrei voluto porgli alcune domande: per esempio, è possibile che il fondamentalismo sia “paura della libertà”? E’ possibile che in seno a quelle strutture familiari rigide, osservanti, ove i padri impongono ai figli di essere la loro copia conforme, ci sia il divieto di pensare? O, se si vuole, il bisogno di non pensare? Non sarà che la mano sinistra di Dio, che offre all’uomo tanti dubbi, incertezze, solitudine e responsabilità, faccia paura? Infine, è possibile che la Verità chiusa nella destra divina venga usata dall’uomo come una sorta di carapace per proteggersi dall’estenuante fatica di trovare se stesso? Troppi “perché”: non c’è stato tempo, non l’altra sera.

Per saperne di più: Gérard Haddad, Le complexe de Caïn. Terrorisme, haine de l’autre et rivalité fraternelle, Premiere Parallèle, 2017Id., Dans la main droite de Dieu. Psychanalyse du fanatisme, Premiere Parallèle, 2015Id., Lumière des astres éteints. La psychanalyse face aux camps, Grasset. 2011.

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