Perché? – capitolo 1

Nudi, l’uno di fronte all’altra, per l’ultima volta, davanti a tutti: se accadrà di nuovo, se i vostri occhi vedranno i vostri corpi, la terra si ammalerà, gli alberi seccheranno, i bambini moriranno, il villaggio sparirà, lo Spirito lascerà il vento e la polvere oscurerà il sole, le vacche non avranno più latte, la fame le ridurrà carcasse, le jene le divoreranno, sacrileghe e impudiche, e tutte le infime creature, i vermi e i parassiti che si nutrono di morte cresceranno sulla nostra morte.

E’ un villaggio nella provincia del Kasaï, nel Congo belga, è l’estate del 1954, lei ha quattordici anni, i seni piccoli e appuntiti come due frutti di banano tremano, il cuore le sta scoppiando. Che cosa ha fatto? Perché è lì, nuda, davanti alla famiglia riunita – un cerchio di brace, scintille tra la cenere, volti impassibili, occhi che prendono fuoco, fuoco che si spegne sotto le palpebre, che brucia più vivo nelle pupille nere, dove quei piccoli seni si riflettono inermi. Lui è accanto a lei: sente il pericolo della maledizione, non la guarda più, il momento folle è passato, la pelle è fredda come la sabbia del deserto di notte, come le spire di un serpente. Ma il sudore gli cola dalla fronte: figlio di un re bantu, ha la sua corona di spine. Sono stati i missionari cristiani a portare il dolore del loro Cristo in questo villaggio e nella commistione delle religioni e degli spiriti dell’aria, il rito della purificazione evoca l’umiliazione del Cristo flagellato. Anche lei è figlia di re. E cugina del suo amante, che ora è lì, nudo. La costringono a guardarlo – ma non sono più carezze rubate, nate come piante notturne, non sono più giochi che fanno vibrare i sensi e mani che s’intrecciano e frutti attaccati allo stesso ramo, coperti dalla stessa foglia, nati da un unico fiore, mai colti per mesi e anni – strappati dall’albero nella furia devastatrice dell’incesto. Gli uomini sgozzano le vacche, il sangue cade ai piedi dei due ragazzi, mani antiche e sapienti disegnano esorcismi sulle loro spalle, sui fianchi che non hanno fatto a tempo a unirsi: la purezza ritrovata, come pioggia benefica e ristoratrice, scivola da quelle membra gracili su tutta la famiglia, sul villaggio e spinge il disordine e il tabù nella terra scura, nel profondo nucleo del mondo. I sacrileghi, rivestiti della legge familiare, accettano le carni abbrustolite delle vacche sacrificate per la grande festa; il ragazzo mangia avidamente: è la paura, è la colpa, è il pericolo, è la certezza della morte e dell’amore. La cugina non riesce a mangiare, lentamente si guarda attorno: tutti l’hanno vista nuda, ma che importa? Tutti hanno saputo: e dai suoi desideri fanno dipendere la benedizione o la maledizione per l’intera comunità. Lei è il sangue delle bestie sgozzate: i sensi la faranno sempre vittima e la colpa la inseguirà anche quando i suoi fianchi si uniranno ai fianchi di uno sconosciuto. Lei è Cécile.

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