L’isteria

Per lungo tempo si è ritenuto che l’isteria colpisse solo le donne. Questo non corrisponde all’esperienza attuale, sebbene ci siano indubbiamente molte più donne che uomini isterici. L’isteria, che Freud iniziò a studiare con Charcot alla Salpétrière di Parigi, quando era ancora un giovane medico, è alla base della psicoanalisi. Nei suoi Studi sull’isteria, scritti con Breuer nel 1895, e con la pubblicazione del Caso Dora nel 1905, il grande medico inizia a delineare i temi dell’inconscio, del conflitto, della rimozione, del transfert. In un primo tentativo di spiegazione, egli pone l’origine dell’isteria in un trauma sessuale; più tardi, la colloca in un conflitto tra impulsi sessuali e principio di realtà: ascoltando inizialmente le storie delle sue pazienti, credeva che avessero subito abusi sessuali dal padre o da un parente stretto, il che spiegava i loro disordini isterici. Successivamente, Freud non si occupa più di traumi reali ma di fantasie di stupro, che rivelano i desideri repressi delle pazienti. Infine, dopo aver elaborato la sua teoria sulla sessualità infantile, vede nell’isteria l’impossibilità di liquidare il complesso edipico e di evitare l’ansia della castrazione. La conversione del desiderio in una manifestazione organica consente di evitare l’ansia perdendo l’uso di una parte del corpo: una paralisi delle gambe sostituisce l’ablazione del pene per esempio! Ma la cosa importante, forse, non è questa teoria, che non ha mai completamente soddisfatto Freud. Gli isterici, infatti, sottopongono i loro medici o psicoterapeuti a pressioni appassionate e amorevoli. È molto difficile non essere provocati da un paziente isterico: il transfert svolge un ruolo essenziale e causa un massiccio controtransfert. L’isterico non lascia nessuno indifferente sia nella famiglia che nell’ambito delle amicizie, del lavoro e, appunto, nel rapporto terapeutico. Per Freud è l’opportunità di vivere e di iniziare a comprendere il ruolo del transfert nella psicoanalisi. Ma Breueren, accusato da una paziente di averla messa incinta (in realtà, si trattava di una gravidanza nervosa) si spaventò al punto da abbandonare questo tipo di cura. La natura dell’isteria è oggetto di dibattiti contraddittori in letteratura: mentre Jean Bergeret vede in essa una struttura chiaramente nevrotica, altri autori ne identificano aspetti psicotici. Michel Escande rifiuta, come Bergeret, il concetto di “psicosi isterica” e vede nell’isteria una ricerca dell’amore materno mascherato da un erotismo difensivo. In conclusione, il nucleo della problematica dell’isterico consiste in un’organizzazione preedipica in cerca dell’amore materno, della consistenza e della perfezione: la sessualizzazione difensiva della relazione sostituisce la mancanza di elaborazione mentale, di simbolizzazione, di sublimazione e di creatività. Il comportamento erotizzato degli isterici è la loro caratteristica più ovvia, ma questa è un’illusione come sottolinea Michel Escande: una delle insidie per il clinico e lo psicoterapeuta è spesso correlata alla mancanza di conoscenza dei traumi intrapsichici precoci e pre-edipici occultati dalla seduzione che l’isterico pone in atto. Il quale, avendo ingannato se stesso, rischia di diventare la propria vittima con la complicità del terapeuta.

Dott. Adam Buapua

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