Il desiderio

L’identità, come il desiderio, rivela la sua forma duale: è la stessa cosa, infatti, conoscere se stessi e sapere che cosa si desidera. Si comprende facilmente questo punto se si distingue tra bisogno e desiderio. Il bisogno, che appartiene alla forma primaria nello sviluppo dell’infante, è uno stato (sono affamato, ho bisogno di coccole per vivere), non si rivolge ad alcuno in particolare e deve assolutamente essere soddisfatto. Ogni genere di alimento andrà bene se non si mangia da molto tempo: allo stesso modo, quando si ha una carenza affettiva, si finisce per aggrapparsi a chiunque. Il desiderio, al contrario, è rivolto verso un oggetto. Si può dire: “desidero mangiare fragole, o caviale …”, “desidero Agnès e Albert”. Il desiderio obbliga al riconoscimento dell’altro, a proiettarsi sull’altro. Inoltre, il desiderio, se ricambiato, si amplifica, viene persino suscitato dal desiderio altrui. Nella costante tensione verso l’oggetto, il desiderio appartiene, dunque, alla forma duale, ben rappresentata dai danzatori di “mutuashi” congolesi.

Si può immaginare il passaggio dal bisogno al desiderio nel seguente modo:

– Sentire il proprio bisogno, sentire la necessità di essere nutrito, saziato, portato, supportato (forma primaria).

– Avere un’identità formata quel tanto che consenta una dipendenza relativa dall’altro (forma primaria/duale). E’ un passaggio nevralgico perché affermare il proprio desiderio fa sempre paura, rischiamo di ottenere un rifiuto: “posso accettare un ‘no’ senza perdere l’esistenza?”

– Distinguere l’altro come diverso da sé, come oggetto del desiderio (forma duale).
– Sentire il desiderio dell’altro, sentire che si è desiderati (forma duale).
Questi punti di riferimento mi permettono di mostrare dove possono sorgere difficoltà circa il desiderio. Fondamentalmente, l’essere umano dipende dall’ambiente, dalla qualità emotiva di chi lo circonda e dalla società in cui vive. Il riconoscimento di questo stato di origine della dipendenza dall’altro è fondamentale. Si vuole credere troppo spesso che la dipendenza esista solo nell’infante o nel bambino e che l’adulto sia completamente autonomo, ma, di fatto, un uomo non è mai completamente padrone del proprio destino. Accettare questa evidenza non è così semplice, soprattutto per le persone il cui narcisismo è fragile. Paradossalmente, tuttavia, riconoscendo una dipendenza relativa, si guadagna una maggiore libertà perché si riesce ad ancorare il desiderio alla realtà. Quando il riconoscimento non è possibile, spesso si formano personalità con un falso sé, preoccupato della propria immagine al punto di dimenticare i veri desideri: l’altro è solo uno specchio, il riflesso di se stessi. In alcuni casi, le persone rimangono bloccate nella sfera dei bisogni, sembrano non essere mai nutrite abbastanza, prigioniere del seno della madre arcaica: il bisogno paralizza in loro il desiderio (compreso quello del partner) e le riduce a buchi neri che divorano qualsiasi cosa si avvicini troppo. L’assenza di desiderio, fra l’altro, è una delle componenti della depressione, caratterizzata anche da scarsa autostima. Il riconoscimento dell’oggetto, della sua differenza, non è sempre facile da accettare, spesso, anzi, se ne fa una questione di potere; dire, infatti, “io sono diverso” o “lui è diverso” porta rapidamente alla competizione: “io sono migliore, molto più forte e intelligente”. Inoltre, il desiderio e il potere sono spesso intrecciati e possono indurre ad atteggiamenti aggressivi. A volte può essere messa in atto una vera struttura perversa, mascherando il desiderio dell’altro con il godimento del potere sull’altro. Naturalmente, conflitti e vivaci discussioni fanno parte della forma binaria. Ben gestiti, aiutano a definirsi meglio, ad acquisire più identità, ad avere più rispetto reciproco. Ci sono casi in cui il più forte prevale uccidendo simbolicamente (persino realmente) l’oggetto-altro: la forza cambia rapidamente campo, l’inversione del ruolo tra dominante e dominato è frequente. Il passaggio tra il simile e il diverso (tra amore e odio) è sempre lì, pronto a innescare una dinamica relazionale che si inverte ogni volta. Fortunatamente, ci sono anche forme equilibrate in cui il desiderio dell’uno risponde al desiderio dell’altro, dove i desideri s’infiammano e s’acquietano reciprocamente. Anche questo è il mondo duale, che non è solo lotta, ma anche complicità e gioco: qui, l’identità, l’autostima e il desiderio si alleano per consentire di esprimersi in una sana relazione. Dott. Adam Buapua.

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