Scienza e Coscienza

“Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo universo, una parte limitata nel tempo e nello spazio; sperimenta se stesso, i suoi pensieri e le sue emozioni come qualcosa che è separato dal resto, una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una sorta di prigione per noi, inibisce i desideri e l’empatia con le persone vicine. Il nostro compito deve essere quello di liberarci da questa prigione ed estendere la nostra aura di compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza”. Albert Einstein.

A prima vista, il lettore, abituato alle cosiddette scienze dure o esatte, rischia di essere deluso non tanto dall’argomento che sto trattando, la coscienza, ma dal modo in cui lo presenterò. Questo richiede qualche spiegazione. In primo luogo, mi è utile adottare una definizione chiara e completa della ‘Coscienza’ scritta con la maiuscola, proprio per differenziarla dalla ‘coscienza di sé’. Mi piacerebbe assumere come riferimento la seguente definizione data da Pierre Teilhard de Chardin: “Il termine ‘Coscienza’ è preso nella sua più generale accezione per designare tutte le espressioni della psiche, dalle forme più rudimentali di percezione al fenomeno umano della conoscenza riflessiva”.

La Coscienza, dunque, è un oggetto di studio complesso ed estremamente serio che non può essere affrontato da un solo punto di vista: quello della fisica e della biofisica, della neurobiologia o dell’anatomia o persino della psicologia e della filosofia. Sto parlando di una teoria della Coscienza: uso necessariamente l’intero campo della conoscenza. Ci sono ipotesi attinenti alla fisica, alla biochimica, alla neurologia, ma anche alla metafisica della Coscienza: qualsiasi tentativo di analisi o ipotesi che voglia rendere conto della Coscienza deve necessariamente relazionarsi in modo coerente con l’intero campo delle conoscenze. Deve, inoltre, soddisfare tutti gli aspetti e le modalità di espressione della Coscienza e, in particolare, non scartare alcun fatto a priori. È opportuno che ogni analisi o ipotesi sia aperta a una trasversalità delle scienze e a diversi metodi di osservazione e d’indagine così come li si intende nel concetto di serendipità. Molte teorie neuronali articolate attorno alla biologia e all’anatomia del sistema nervoso hanno lo scopo di illuminare essenzialmente la coscienza di essere, e, tuttavia, riguardano solo parte del campo della Coscienza e sono solo concettualizzazioni parziali. E’ ovvio che molti meccanismi che coinvolgono la Coscienza rimangono sconosciuti. È necessario applicare il principio della scatola nera per avere una visione globale senza essere bloccati dall’assenza di spiegazione di un fatto.

Sebbene la consapevolezza di essere vivi sia una delle manifestazioni più elaborate della Coscienza, rimane comunque un singolo prodotto di essa. La Coscienza, che posso chiamare Principio, genera l’essenza della vita, di tutte le forme di vita di cui è proprietà intrinseca. La Coscienza di sé e il ‘risveglio’ che ne segue, l’intelligenza, sarebbero in questo senso solo uno degli ‘avatar’ di questo Principio. Un insieme di situazioni mostra che c’è un’intelligenza cellulare auto-organizzante, una forma rudimentale di Coscienza molto diversa dalle funzioni intellettuali umane. Sebbene alcuni robot informatici svolgano determinati compiti logici (intelligenza artificiale), rimangono totalmente incapaci di auto-organizzarsi e operano sul modello della macchina di Turing. A differenza del cervello, il robot non ha la capacità di mettere in opera alcuna forma di associazione casuale: la cosiddetta ‘funzione casuale’ si basa su un circuito di calcolo e il processo è pseudo-casuale, può produrre solo calcoli basati su algoritmi la cui origine è determinata – a differenza del cervello, che ha momenti di intuizioni, folgorazioni.

La macchina che funziona esclusivamente su calcoli basati su algoritmi non è in grado di innovare, ma semplicemente di migliorare i processi creati dal cervello. Ecco l’opinione di Ronald Cicurel: “un’altra delle conseguenze del cervello relazionale, per quel che ci riguarda qui, è l’affermazione che esso non può essere una macchina di Turing. Il cervello relazionale smentisce quella che viene comunemente chiamata l’ipotesi di Church-Turing, non è simulabile su un computer. In particolare, la catena di relazioni che comporta il processo analogico non è riproducibile con una macchina che lavora passo dopo passo usando algoritmi. Il cervello sarebbe più vicino alla macchina per oracoli che Turing descrisse nella sua tesi, nel 1938. Ma nemmeno con una macchina del genere avrebbe potuto essere simulato”.

Quindi nessuna macchina ha le caratteristiche che la porterebbero a svolgere le esperienze cui si accennava più su. È quindi necessario osservare e studiare le diverse espressioni della Coscienza come ‘Principio organizzativo’ in seno a un ambiente naturale che sia il più ampio possibile. Dott. Adam Buapua.

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