I miei due amici straordinari

di Mirella Delfini

Mi sembra difficile raccontare questa specie di favola perché meraviglierà chi mi conosce e sa che sono una divulgatrice scientifica, ma anche chi non mi conosce perché è una storia – o meglio sono due storie – fuori del normale, anzi veramente paranormali. Infatti mi ci muovo come il classico pesce fuor d’acqua e chissà alla fine cosa ne viene fuori.

Devo farmi coraggio e raccontare quel che ho potuto capire dell’incredibile Gustavo Rol, che ho incontrato dopo avere già conosciuto un altro personaggio prodigioso, Franco Zepponi, il veggente fiorentino con cui sono ancora in contatto, mentre Rol è andato “di là” dove vorrei fare una capatina anch’io magari per poco, giusto per dare un’occhiata. Intanto devo capire qualcosa di più su me stessa perché non ero molto portata a credere ai veggenti e conoscerne uno mi pareva già abbastanza strano.

Avevo incontrato Franco durante un congresso in Emilia dove ero stata inviata da “Paese Sera” nella speranza che scrivessi qualcosa di divertente, dal momento che al nostro giornale i discorsi sulla medianità facevano solo ghignare (magari qualcuno ci credeva, ma lo nascondeva accuratamente per non farsi sfottere dai colleghi). C’erano parecchie persone là, ma io conoscevo solo Silvio Ravaldini, direttore della rivista “Luci e ombre”, che si occupava appunto di questi temi.

Lui però aveva intorno decine di persone e non si poteva intervistare, così m’ha fatto scrivere un numero telefonico che ho infilato nella borsa, convinta che non l’avrei mai usato. Però ha anche aggiunto di andare a parlare con “quel signore là un po’ grosso, era l’unico che valesse la pena di incontrare”. Ma anche il signore ‘un po’ grosso’ ha fatto come Ravaldini, cioè m’ha scritto il suo numero di telefono su un foglio e m’ha fatto capire che non poteva parlare perché aveva intorno troppa gente. Così l’ho chiamato quando sono tornata a Roma a scrivere il mio pezzo, e mi è sembrato piuttosto interessante: sapeva tante cose di me anche senza conoscermi e mi rispondeva come se mi avesse frequentata per anni e anni.

Proprio in quel periodo, però, un’amica e collega, Brunella, è stata visitata da un medico dell’ospedale perché aveva qualche disturbo a un polmone. Ha visto tre medici in pochi giorni, e fatto una radiografia, ma non ci si capiva niente lo stesso. Le ho detto: “Perché non andiamo a Firenze dove abita un certo indovino che ho conosciuto? Sentiamo cosa dice lui …” Quel che le avevano detto due dei medici era un po’ tragico: a sentire loro si trattava di un tumore. Siamo saltate su un treno e siamo filate a Firenze. Da Franco c’erano varie persone, ma lui, sapendo che avevamo un altro treno di lì a poco per tornare a Roma, ci ha fatte passare chiedendo scusa agli altri. Devo dire che non ha neppure aperto la busta delle radiografie, ci ha solo messo sopra le mani. Poi ha scosso la testa mentre noi lo guardavamo trepidanti e ha detto: “Ma non c’è niente, proprio niente, è solo una macchia della lastra, andate  pure e state tranquille.” Siamo filate via contente, fiduciose. A Roma poi, con un altro paio di radiografie, abbiamo avuto la conferma: era proprio una macchia.

Col tempo saltare su quel treno per Firenze è diventata la mia abitudine: andavo da Franco per ogni problema e lui rideva divertito, ma anch’io mi divertivo e poi oramai eravamo amiconi, e lui esaminava i miei crucci di lavoro, d’amore, di tutto. Quello che diceva era sempre vero, mi fidavo ciecamente e facevo bene perché non sbagliava mai. Una volta, dopo aver parlato con lui, stavo per cacciare un pugno nello stomaco a un famosissimo medico che aveva azzardato una diagnosi infausta per mia sorella: TBC.

La prima volta che ho incontrato Rol in realtà non era la prima e lui me l’ha detto quasi sgridandomi per averlo dimenticato. Infatti non me ne ricordavo affatto, mentre lui ha citato ogni particolare di quell’incontro con una precisione sbalorditiva: era accaduto proprio lì, al Salone della Tecnica e della Scienza di Torino, quando lavoravo per “Quattroruote”. Ha detto: “Ci siamo conosciuti qui (e giù l’anno, il mese, il giorno, l’ora). Le ho chiesto di venirmi a trovare, ma non l’ha fatto. Non lo farà neanche ora.”

Sono rimasta zitta e anche un po’ frastornata, poi qualcuno m’ha spiegato che dovevo conoscerlo almeno di fama, perché si trattava di una persona molto nota: una specie di mago. Come ho scoperto poi, ‘mago’ è una parola che gli ha sempre fatto orrore. Meglio chiamarlo veggente, ma non bastava perché lui era molto, molto di più. Io, che conoscevo anche Franco, ero piuttosto meravigliata perché incontrare due maghi in una sola vita mi sembrava troppo, visto che la maggior parte della gente non ne conosce nemmeno uno.

Quando ho incontrato per la seconda volta Rol, ero di nuovo al Salone della Tecnica e della Scienza, ma con il collega Silvano Villani del Corriere della Sera. Sia lui che io dovevamo scrivere un articolo per i nostri giornali (ora lavoravo per Paese Sera) e mentre Rol parlava mi sentivo stranamente scombussolata, come se fossi caduta da una realtà in un’altra diversa, che pure – lo intuivo – m’apparteneva. Silvano Villani conosceva di fama le straordinarie capacità di quel signore elegante e compìto, mentre io non sapevo neppure chi fosse. Eppure qualcosa m’era entrata come un’onda nella mente e aveva lavato via la polvere che ricopriva sensazioni per il momento indefinibili.

Il problema nasceva dal fatto che per principio rifuggivo sempre dalle cose fuori dal comune e quell’uomo diverso, quella sensazione anomala, mi sbalestravano e mi portavano verso uno stato d’animo del tutto differente da quello che fa sempre da sottofondo ai miei pensieri e che appena possibile vira sull’umorismo. Per tutta la vita avevo evitato quel che suonava un po’ ‘strano’ perché mia madre con gli anni era diventata una patita del paranormale e aveva cercato spesso di tirarmici dentro, ma sempre inutilmente. Lui, Rol, come ho scoperto dopo quel secondo incontro, era paranormale a tutto campo.

“Venga a trovarmi”, ha detto di nuovo, però io dovevo ripartire subito per Roma, avevo il lavoro e nel mio giornale i tempi erano sempre stretti. In treno riflettevo: eppure Silvano sostiene che in genere non sia facile vederlo, c’è gente che darebbe chissà che cosa per poterlo incontrare, ma non ci riesce. E allora perché questo signor Rol m’ha chiesto di andare a trovarlo, quasi avesse qualcosa da dirmi? E perché sentivo che dovevo andarci, che era importante anche se non avevo la più pallida idea del perché?

L’incontro con Rol non mi usciva di mente, così a Roma ne ho parlato con l’amico Fellini che lo conosceva bene, anzi ho saputo in seguito che erano veramente molto legati. Federico si circondava sempre di maghi, veggenti e insomma della gente più strana, ma per Rol aveva una totale venerazione. Lui ha sobbalzato, m’ha abbracciata con foga: “L’hai visto? Ci hai davvero parlato? Cosa ti ha detto? Ma non lo confondere con altri maghi e i maghetti, Rol è veramente grande, è grandissimo … non so dirti bene cos’è anche se siamo grandi amici, ma se lo frequenti te ne accorgi … Raccontami tutto.” Seconda puntata: venerdì 29 marzo.

Mirella Delfini, già inviata speciale nelle zone calde del mondo, ha ideato e condotto in Italia e all’estero fortunate trasmissioni radiofoniche di divulgazione scientifica, ha lavorato per i quotidiani “Il Giorno”, “Paese Sera”, “L’Unità”, per i settimanali “Oggi”, “Rotosei”, “Tempo”, “Famiglia Cristiana”.

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