Problematiche duali

La patologia della forma unaria è la psicosi, quella della forma duale è un insieme un po’ vago che si denomina come “stati limite” e che sarebbe meglio definire come patologie del narcisismo. Esacerbate nelle perversioni o nelle psicopatie, più attenuate nella depressione, queste patologie narcisistiche si affacciano quando la forma binaria presenta difficoltà.  E ancora, possono essere più lievi o dominanti in base al modo in cui è costituita l’alleanza della forma duale con la forma unaria e con quella ternaria. In questo articolo non intendo sviluppare considerazioni di psicopatologia; tuttavia, descriverò alcune particolarità delle personalità duali: probabilmente ognuno di noi sarà in grado di riconoscerle a grandi linee –  sempre che poniamo attenzione a chi ci sta vicino!

Le persone che sono in difficoltà per quanto riguarda la forma duale, le personalità “borderline”, hanno sempre una fragilità narcisistica. Questa fragilità può anche essere espressa come mancanza di autostima o con un atteggiamento apparentemente pretenzioso o arrogante. In ogni caso, la  persona cerca costantemente nella relazione con l’altro un’autoconferma. È un fatto clinico notevole che queste persone non sono mai soddisfatte nella loro ansia di conoscenza. Tutto accade come se non potessero costruire un involucro narcisistico duraturo indipendentemente dalle manifestazioni di stima che vengono loro dimostrate. Ne consegue che lo psicoterapeuta è molto spesso super investito (positivamente o negativamente): è coinvolto in ogni manifestazione. Può essere affascinato o può sentirsi bloccato o manipolato; in ogni caso, è estremamente difficile per lui rimanere neutrale.

La seguente storia illustra abbastanza bene la difficoltà di una situazione del genere. All’inizio della seduta, André dice al suo terapeuta che l’ha visto per strada qualche istante prima (era davvero lì), ha anche provato ad attirare la sua attenzione con un leggero colpo di clacson, ma senza successo. Alla fine della giornata, il terapeuta prende la metropolitana per andare a casa di un amico, ma scende in una stazione che non è quella giusta. Fuori, ovviamente non riconosce la strada e, un po’ turbato, chiama il suo amico per chiedere aiuto. In questo momento, il suo paziente mattutino passa in macchina e fa un leggero colpo clacson che stavolta viene notato! Il terapeuta è molto turbato dalla successione dei fatti.

Ammesso che il paziente sia una personalità borderline, come possiamo “capire” che cosa è successo? Se il terapeuta è un po’ fatalista, può vedere l’incontro come un segno del destino; se è paranoico, può pensare che il suo paziente lo stia inseguendo! Il collega che mi ha raccontato questa storia non ha avuto una reazione paranoica, ma ad alcuni terapeuti è accaduto. In questo particolare esempio, il terapeuta, sebbene molto turbato dalla “coincidenza”, capì che era importante non cercare una spiegazione estrinseca. É stato un atteggiamento saggio. Tali coincidenze si verificano di volta in volta, ma non sempre attribuiamo loro importanza. Qui, è lo stesso terapeuta che stabilisce una relazione tra la propria noncuranza (il fatto di non scendere alla stazione giusta della metropolitana) e il passaggio nella strada del suo paziente. E il fatto stesso che stabilisca questa relazione denota un “ascendente” del suo paziente su di lui.  Segue:  “Accettare il rapporto di potere”. Adam Buapua (traduzione dall’originare francese di Pia Di Marco)

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