I miei due amici straordinari – 2

di Mirella Delfini

Poco tempo prima avevo letto da qualche parte una frase di Fellini: “…Rol è l’uomo più sconcertante che io abbia conosciuto. Sono talmente enormi le sue possibilità da superare la nostra capacità di stupircene …” E io m’ero stupita che esistesse qualcuno così. Forse non ci avevo neppure creduto.

M’ha raccontato subito di uno ‘scherzo’ – però non era proprio uno scherzo – che Rol gli aveva fatto, lasciandolo sconvolto. Sono rimasta senza parole. Conoscevo Federico e Giulietta fin da quando ero una ragazzina e loro due, grazie alla Rai – anzi all’EIAR come si chiamava allora – erano diventati due personaggi famosi: la coppia “Cico e Pallina” con tante avventure divertenti. A quei tempi anch’io volevo fare l’attrice e loro, più grandi, lì al Teatroguf ci insegnavano a recitare. Io l’ho fatto per un po’, ma senza molta convinzione. Gli anni poi erano passati, avevo abbandonato quell’idea, ero diventata una giornalista, giravo il mondo come inviata, ma ogni tanto ci incontravamo. Questa volta però Federico, sempre fissato coi veggenti, mi spalancava una porta che avevo sempre tenuta sbarrata e mi parlava di un uomo con una personalità e un potere troppo grandi per poterci credere. Un uomo che lui ammirava quasi come una divinità e che per me assomigliava invece a una favola.

“Ascolta – ha detto Federico – e guai a te se questa volta ridi come quando ti parlo di un mago qualunque e mi prendi anche in giro: ti racconto una cosa sola, ma spero che basti per farti almeno capire com’è diverso dagli altri. Un giorno Rol m’ha fatto prendere a caso una carta da un mazzo, credo fosse il 4 di fiori, comunque era un quattro nero, e m’ha chiesto “ma tu che carta vorresti?” – “Vorrei… l’asso di cuori.”

(Chissà perché, pensavo mentre lui parlava, chissà perché la gente vuole sempre l’asso di cuori). Poi – ha detto – m’ha restituito la carta e se n’è andato verso la finestra, dandomi le spalle e dicendo “mettila nel taschino, ma non la guardare. Dammi retta, non la guardare”. “Tu sai come sono, Mirella, l’ho guardata. Aveva ragione, non l’avessi mai fatto. Quell’incubo, se ci penso, mi sconvolge ancora oggi a distanza di anni… ”

E’ un’altra delle fantasie di Federico, mi convincevo sempre più ascoltandolo, ed ero lì lì per andarmene, ma certo non era una cosa gentile da fare anche perché lui sembrava proprio sconvolto. Era perfino pallido e un po’ sudato solo nel ripensarci. Mi sono arresa.

“Allora spiegami meglio. Cos’è successo? Hai avuto il tuo asso di cuori?” “Sì, però mentre guardavo la carta tutto ha cominciato a girare e mi portava via la testa, gli occhi, i suoni dalle orecchie, sempre ruotando … mentre i colori si mischiavano con violenza, come in un vortice … ho pensato d’essere finito in un buco nero, sai quei cosi maledetti che non capisce nessuno, ero lì lì per vomitare … sono riuscito a stare in piedi a malapena finché all’improvviso tutto si è ricomposto e immobilizzato in un asso di cuori. Non lo potrò mai dimenticare.”

“E lui dov’era?”

“Sempre lontano da me, di spalle. Guardava fuori della finestra che aveva le tende spalancate, non aveva toccato nulla, non s’era neanche avvicinato. Ha detto solo, senza voltarsi: “T’avevo avvertito di non guardare. Peggio per te.”

Ero parecchio stupita, ma cercavo di convincermi che si doveva trattare delle solite fantasie di Federico … però qualcosa mi diceva … insomma sentivo che raccontava la verità. Così la curiosità ha vinto, e non solo grazie a Federico, perché tempo prima avevo fatto un’intervista a Dino Buzzati, e sapevo che anche lui era rimasto affascinato da Rol. Sul Corriere della Sera Dino aveva raccontato un altro prodigio di Rol, che risaliva all’agosto 1964 quando il proprietario dell’hotel Cap d’Antibes, André Sella, venne salvato da un disastro aereo. Giorgio Cini l’aveva invitato a partire con lui, ma Rol aveva detto “quel poveretto ha la morte molto vicina” e André aveva rinunciato a partire, trovando un pretesto.

La mattina dopo aveva accompagnato Giorgio Cini, fidanzato con Merle Oberon, all’aeroporto di Nizza. L’aspettava il pilota personale, tutto bene, decollo perfetto e lui mentre si avviava all’uscita seguiva l’aereo con gli occhi. “Ma pochi istanti dopo non vedo staccarsi un’ala e l’apparecchio venire giù a piombo? Quando sono arrivato sul posto era un orrore, nessuno avrebbe potuto riconoscere Cini. Merle Oberon era quasi impazzita, e io salvo per miracolo…”

Buzzati quest’altra cosa non l’ha raccontata, dice Rol due giorni dopo, scrivendola a penna su una pagina del Corriere, e poi spiega al Negus il quale si trovava lì a Cannes, di fare al più presto le riforme in Etiopia, distribuire le terre, costruire scuole e ospedali. “Ricordo perfettamente le parole che ho detto. – aggiunge ancora Rol – In difetto di tutto questo il popolo si rivolterà”. “L’ho sempre reso mansueto”, mi risponde il Negus, ma io aggiungo: ”Vostra Maestà morrà prigioniero del suo popolo” G.Rol 4 agosto ’64. E così è stato. (Segue lunedì 1° aprile).

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One Reply to “I miei due amici straordinari – 2”

  1. L’episodio della carta trasformata sotto i suoi occhi era quello certamente piú raccontato da Fellini: lo aveva raccontato a Buzzati, a Camilla Cederna e a molti altri. Difficilmente uno come Fellini, che pur amava viaggiare di fantasia, avrebbe potuto raccontare sempre lo stesso episodio e insistere sull’impatto fisiologico vissuto se non si fosse esattamente verificato come riferito. Del resto, nella fenomenologia di Rol si trovano parecchi aneddoti simili riferiti da altri testimoni. Io stesso ho visto esperimenti con le carte (combinazioni assurde, telecinesi, attraversamento di un tavolo) dove in realtà ero io a fare questi esperimenti, mentre Gustavo era distante e non toccava nulla. Le carte erano solo il primo gradino, apparentemente il piú banale, eppure totalmente sconcertante.

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