Autismo


Negli ultimi anni, in seguito all’improvviso interesse per la sindrome che Kanner chiamava “l’autismo della prima infanzia”, l’opinione corrente tende  a restringere l’uso della parola autismo a una patologia grave. Ciò non corrisponde all’uso di questo termine nella letteratura psicoanalitica. La cosa che dispiace di più,  è che si passi sopra al  fatto che l’autismo patologico è un arresto o una regressione in una fase primaria dello sviluppo, in cui il soggetto si blocca. Pertanto, in questo articolo, userò il termine autismo a modo mio, quindi definirò anche lo stadio primario dello sviluppo come uno sviluppo distorto.

L’autismo significa letteralmente che il soggetto vive in funzione del proprio “sé”. Come osservatore, ho constatato che un bambino autistico sembra egocentrico poiché mostra poche reazioni al mondo esterno. Tuttavia – e può sembrare paradossale – il bambino che si trova in una situazione del genere ha pochissima consapevolezza di essere un “sé”.

AUTISMO DELLA PRIMA INFANZIA. Si tratta di uno stato normale. Il bambino ha pochissima consapevolezza del mondo esterno in quanto tale, che percepisce sul modello organico, cioè come movimenti fisiologici delle zone del proprio corpo. Il bambino normale esce da questo stato grazie alla disposizione a discernere schemi, somiglianze, ripetizioni, continuità. Questi elementi costituiscono la materia prima su cui si strutturano le funzioni mentali come la conoscenza e la classificazione, la creazione di oggetti e l’empatia. Attraverso queste funzioni, il bambino costruisce una rappresentazione interiore della realtà e diventa consapevole di se stesso. Lo studio dei bambini che non hanno superato il normale autismo infantile mi ha permesso di cogliere la complessità e la delicatezza del processo di consapevolezza del mondo degli oggetti e degli esseri umani.

AUTISMO ASSOCIATO ALLA PSICOSI. Quando lo sviluppo delle prime funzioni cognitive è eccessivamente disturbato, il bambino viene chiamato psicotico. Il bambino psicotico si distingue dal nevrotico in base al grado di mancanza di contatto con la realtà. Tuttavia, va notato che il bambino in buona salute che, all’inizio della sua esistenza non ha alcun contatto con la realtà (autismo), non è psicotico quando la capacità di differenziazione si è sviluppata sufficientemente da permettergli di entrare in contatto con il mondo esterno e con gli altri. Il concetto di narcisismo primario non è adatto a descrivere questa fase, quindi, dopo aver molto riflettuto, mi sono risolto a usare il termine “autismo”. In questo articolo suggerisco che i normali fenomeni autistici sono tipi di sensazioni derivate da disposizioni che non costituiscono ancora la percezione ma che, se le condizioni sono favorevoli, possono condurre alla percezione.

Queste condizioni favorevoli sono legate alla qualità dell’allattamento. Ma, in assenza di queste cure o, cosa più comune, il fatto che il bambino non sia in grado di utilizzarle (a causa dell’interruzione forzata dell’allattamento o della confusione indotta dalla variazione del sapore del latte: fattori che gli impediscono, appunto, di essere ricettivo), il bambino, appunto, rimane (o regredisce) in uno stadio in cui è dominato dalla sensazione. Anche lo sviluppo delle funzioni affettive e cognitive si arresta o si deteriora. Penso che in una tale situazione di mancanza, i normali processi autistici siano mantenuti o reinsediati in forme ipertrofiche e rigide: per definire questa condizione userò il termine di “autismo patologico”. Direi che la differenza tra autismo fisiologico e autismo patologico è piuttosto quantitativa. In altre parole, l’autismo fisiologico è uno stato precedente al pensiero, mentre l’autismo patologico è uno stato che si oppone al pensiero.

Mi propongo di descrivere, in seguito, le diverse forme di autismo patologico e si vedrà che una di esse è associata all’autismo infantile precoce (altro discorso per la schizofrenia, collegabile a una forma ancora diversa di autismo patologico). L’ autismo presente nel lattante sembra aprire nuove prospettive di trattamento; sarà necessario affrontare innanzitutto 1) la questione del tipo primitivo di depressione illustrata dal materiale clinico; 2) la “depressione psicotica”, secondo l’accezione data da Winnicott, come fattore che impedisce il normale sviluppo emotivo e intellettuale; 3) l’autismo patologico, che si sviluppa proprio per superare la forma depressiva. Infine, dimostrerò che è essenziale comprendere questo tipo di depressione per svolgere la terapia con bambini psicotici. Adam Buapua (traduzione dall’originale francese di Pia Di Marco)

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