I miei due amici straordinari – 5


Era la fine del 1989, arrivava l’inverno, un inverno pieno di solitudine e di dolore. Avevo un’amica suora, superiora del convento di Testona vicinissimo a Torino e ho pensato subito a lei. Con Suor Agnese ci sentivamo spesso al telefono e a volte parlavamo anche di Rol, che lei conosceva e venerava come un santo: diceva che era un essere straordinario e profondamente credente. Ogni volta mi invitava a passare un po’ di tempo da loro. “Così vedi anche Rol, andiamo a trovarlo, anzi in questi giorni gli voglio portare un quadro della Madonna, l’ha fatto una suora d’un altro convento, è bellissimo. Anzi gliene porterò più d’uno, voglio che a te lo dia lui, gli altri li darà a chi ne ha bisogno. C’è di sicuro qualcuno che ne ha bisogno (c’era, ed era Alberto Bevilacqua, regista, scrittore, giornalista, che ha preso il quadro con gioia).” Strano, anche le suore avevano un grande considerazione per Rol, eppure le persone molto religiose non sono molto portate verso i veggenti.

Dopo qualche giorno ho preso il treno e ci sono andata. Quelle suore sono speciali e lei forse era sulla via della santità, ammesso che i santi tra noi ci siano. Non ho l’abitudine di tenere un diario, ma in quei giorni a Testona ho preso qualche appunto. C’è la data del 23 novembre 1989.

“Ho passato quasi una settimana qui dalle suore senza la solita angoscia devastante, imparando molte cose sul rapporto con gli altri, anche con quelli che non ci sono più. Stasera loro hanno un impegno comunitario, non so che cosa sia, ma per non disturbarle ho detto che sarei andata a pregare un po’.

Sono entrata in cappella e mi sono seduta nel quarto banco a destra, dove si mette sempre suor Agnese. Una sola luce illuminava la chiesetta, un globo bianco sopra la porta d’ingresso che a quell’ora era chiusa, io infatti ero passata dalla sacrestia. Di fronte, accanto all’altare, c’è un crocifisso di metallo su un’asta sottile, e il globo di luce che viene dalla porta ne ingigantisce l’ombra sul muro di marmo bianco e lucido che è dietro. Passano i minuti, forse sto pregando, certo parlo in silenzio con Qualcuno che non so se ascolti, ma questo sarebbe un buon posto dove poterci parlare anche se probabilmente qualsiasi posto va bene. C’è qualcosa di strano, qui, lo sento da un po’, ma non l’ho ancora tradotto in pensieri coscienti.

Alla fine la stranezza si fa evidente: mi accorgo che là, dove le magre sbarre di metallo formano la croce, il globo di luce bianco-dorata crea un’aureola intorno alla Sua testa un po’ reclinata e incoronata di spine. Lo so, è il globo dell’ingresso che si riflette sul muro di marmo, ma come mai, come mai quella testa vi si inserisce come dentro un cerchio splendente? Se mi fossi seduta in un altro posto non l’avrei visto, ma ho scelto quello ed è successo, chi se l’immaginava? Gesù, con quelle braccine ossute, però è straziante. L’ombra del corpo sembra, non so perché, quella di un insetto torturato. Vorrei dirgli ‘ma perché l’hai fatto, scendi da quella croce, tanto non salvi niente in questo mondo, siamo troppo cattivi. E così stupidi che non capiremo mai.” Mirella Delfini (continua)

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One Reply to “I miei due amici straordinari – 5”

  1. Dei quadretti della Madonna di suor Agnese fino a poche settimane fa credevo di averne solo uno in famiglia, poi ho scoperto che Gustavo ne aveva regalato uno sia a mia mamma (che ce l’ha sempre con lei) sia a mia nonna (che ora ho io). Bevilacqua parla del suo – in modo un po’ strano per la verità… – durante la trasmissione Enigma dedicata a G.A. Rol.

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