Autismo primario normale

Il prolungarsi dell’autismo primario è un fatto anomalo, in tal caso, ci troviamo di fronte all’autismo primario normale.

L’autismo primario normale è dovuto a uno di questi fattori: 1 – la completa mancanza dell’allattamento; 2 – la parziale mancanza dell’allattamento a causa (a) di gravi carenze delle figure genitoriali, (b) di impedimenti da parte del bambino, (c) della concomitanza dei fattori (a) e (b). Bowlby, nel 1969, ha sottolineato che i bambini hanno bisogno di qualcosa di più di una assunzione di cibo. I due ingredienti essenziali del nutrimento sembrano essere: un supporto di stimoli sensoriali sopportabili, provenienti dall’esterno, e il sollievo delle eccitazioni, provenienti sia dal senziente che dall’esterno. I piccoli hanno anche bisogno di genitori, specialmente di una madre, in grado di sopportare le frustrazioni e le inevitabili difficoltà incontrate nella differenziazione del mondo esterno e nelle differenziazioni intrapsichiche. I genitori troppo malleabili possono impedire che questi meccanismi si sviluppino in modo soddisfacente.

1 – LA COMPLETA ASSENZA DI NUTRIMENTO ESSENZIALE. Attraverso la mia ricerca ho trovato esempi in alcune istituzioni antiquate, come quelle descritte negli anni Cinquanta da René Spitz nel suo documentario “Grief “(“Tristezza”), e da Geneviève Appell nel suo “Monique”. I bambini ricevevano cure e allattamento artificiale nell’orfanotrofio descritto da Spitz: venivano sistemati in stanzette singole, circondati da tende e non lasciavano mai la culla; molte infermiere si occupavano di loro limitandosi a nutrirli e a lavarli: essi venivano raramente – se non mai – coccolati, confortati, distratti. Questa completa assenza di stimoli sensoriali dall’esterno e del sollievo delle eccitazioni dall’interno ha portato a stati catastrofici e a volte alla morte, prima dei due anni e mezzo.

Shevrin e Toussieng (1965) hanno dimostrato che la mancanza di stimolazione tattile nei lattanti allevati negli istituti ha effetti disastrosi e che, al polo opposto, l’eccessiva stimolazione tattile ha effetti nocivi. I lattanti presentano reazioni autistiche a irritabilità irrisolta nella prima situazione e eccessiva stimolazione nella seconda. Evidentemente, negli orfanotrofi, la mancanza di stimolazione esterna implica che il lattante non è distratto dalle sensazioni del proprio corpo, che rischiano di intensificarsi per compensare la mancanza di soddisfazione orale. Dal punto di vista della teoria della libido, Spitz definisce la psicopatologia di questi bambini come “depressione anaclitica”. A mio parere la loro psicopatologia  sembra il risultato della depressione manifestata attraverso una sensazione corporea di “buco” e ne consegue che le proiezioni non vengono modificate successivamente dalle risposte adeguate di una buona nutrice. Per riprendere le parole di Winnicott (1958), i lattanti hanno l’impressione di “cadere per sempre” perché sono stati privati di un’appropriata “situazione di accudimento”. Ciò provoca un deperimento che porta alla morte.

In una non-appropriata situazione di accadimento, qualsiasi esplosione di rabbia e di panico sembra essere ignorata con conseguenze a livello organico: tutti questi bambini soffrono di malattie intestinali accompagnate da febbre. Sembra poco probabile che essi sviluppino processi autistici secondari, come la cosiddetta “armatura”. L’autismo primario pertanto si mantiene, ovvero si prolunga, nei lattanti a causa di una stimolazione inadatta a provocare in loro una progressiva consapevolezza del mondo esterno. Lo stesso si può dire per i bambini che, sebbene allevati nelle loro famiglie, passano la maggior parte del tempo nella culla e nel parco e hanno scarso contatto con gli altri. Winnicott dice che questi bambini soffrono di “carenza” piuttosto che di “privazione”: usa il termine “carenza” per descrivere la mancanza precoce di cure materne, che si verifica quando “gli elementi essenziali sono al di fuori della portata della percezione e della comprensione infantile”. “Tutte le grandi carenze sono importanti perché terrificanti: vuoto, oscurità, solitudine, silenzio”. Esse si verificano così presto che i loro effetti sul bambino sembrano quasi congeniti.

2 – ASSENZA PARZIALE DEL NUTRIMENTO ESSENZIALE – I neonati sembrano aver bisogno di un buon trampolino di lancio costituito dall’allattamento. Il contributo del bambino gioca un ruolo importante, naturalmente, e i bambini possono, in una certa misura, costruire il proprio clima emotivo per sfruttare al meglio le opportunità di nutrimento che li circondano. Ma ci sono dei limiti alle possibilità del bambino in questo senso e certe caratteristiche della madre possono favorire le carenze di nutrienti essenziali: un certo tipo di “madre–bambino” sembra raggiungere solo una differenziazione “frammentata”. Adam Buapua (traduzione dall’originale francese di Pia Di Marco)

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