I miei due amici straordinari – 6

Il giorno dopo sono andata da Rol accompagnata da due suore, che m’hanno lasciata da lui: “Torniamo dopo a prenderti”, hanno detto. Ero confusa, grondavo dolore. Quando Rol ha aperto la porta m’ha abbracciata. Mi sono seduta sul divano – quel divano su cui s’era seduto perfino Kennedy … lui si è messo sulla poltrona davanti a me e siccome non riuscivo a dire nulla, ha cominciato a parlare.

“Non essere così disperata, fai del male anche a Giorgio che è lì, seduto accanto a te.”

Ho fatto una spallucciata e scosso il capo. Volevo spiegargli che era inutile tentare di consolarmi con le bugìe, però sono stata zitta, mentre lui esclamava meravigliato:

“Ma che strana camicia che porta!” Ho sbarrato gli occhi. Giorgio era stato da poco in Cina e aveva comperato qualche camicia cinese che metteva solo in casa. Se Rol non lo vedeva davvero come poteva immaginarserlo? Il suo sguardo era fisso, non si staccava da lui. C’era qualcosa che lui ripeteva ogni tanto e che avevo imparato a memoria perché era importante: “spalancare le porte sull’infinito, distruggere la malinconia, superare il terrore della morte”. Anche della morte degli altri, delle persone care, carissime? Certo, si ritroveranno.

Credere, non credere … ambedue cose difficili, per fortuna il mio cervello è come fuggito da quella scena incredibile e m’è tornata in mente all’improvviso una frase letta tanto tempo prima nel libro di Ludwig su Napoleone: “Il suo sguardo penetrante ha qualcosa di stranamente misterioso”. Sì, Rol mi ricordava di nuovo Napoleone. In seguito, tornata a Roma, sono andata a frugare su internet in cerca delle vecchie immagini dell’Imperatore, quelle dove si vedeva bene il viso. Che shock è stato! Alcune somigliavano davvero a Rol: gli stessi occhi, le sopracciglia appena pochi millimetri sopra la palpebra, la piega – che avevo già notato – sotto il labbro inferiore, la bocca, gli occhi altrettanto azzurri e la fronte. Ma via, pensavo, suggestioni, nient’altro, che diamine andavo a pensare. Eppure …

Torniamo a quel momento, basta con le fughe nelle fantasie. Ma perché fantasie, la reincarnazione è un fatto provato, specialmente nei ricordi dei bambini che poi, crescendo, dimenticano perché non devono ricordare, è una nuova vita quella che incominciano.

Tieni la testa a posto, ragazza, mi diceva mia madre quando mi infatuavo di qualcosa e andavo a sfogliare l’enciclopedia inseguendo strane curiosità invece di studiare le cose che volevano a scuola.

Non so più di che cosa abbiamo parlato dopo. Ero sottosopra, ora mi stavo convincendo che Rol vedesse davvero Giorgio accanto a me anche se io non vedevo niente e gli ho detto una frase cretina, cioè gli ho chiesto se tutto procedeva bene là dov’era andato e lui ha detto di sì, ma io quasi balbettavo, avrei voluto tentare di parlarci, però non volevo neppure guardare ‘lì accanto’ per non essere troppo delusa dalla mia ottusità. Forse speravo che ci parlasse lui e che Giorgio rispondesse, ma ero così, beh, così imbranata. Mi ha dato il quadretto della Madonna dicendo: “Guardale gli occhi, guardali bene. Ti diranno meglio di me che Giorgio c’è ancora, che sta bene, Lei ti convincerà.”

Tenevo in mano il quadro – è ancora con me, dopo tanti, tanti anni – ma a momenti voltavo la testa e lanciavo un’occhiata al busto di Napoleone, lì a due passi. Che confusione avevo in testa. Il busto mi attirava in modo così evidente che Rol se n’è accorto e a un certo punto m’ha raccontato dove l’aveva trovato. Era successo in Francia, però non m’ha detto come.

Quella storia poi l’ho letta su un libro scritto da una sua carissima amica, Maria Luisa Giordano, che ancora non conoscevo (oggi per me è diventata un’amica del cuore e credo che questo legame l’abbia voluto Rol dall’Aldilà). Era una storia quasi assurda: lui, camminando lungo una strada di Parigi, improvvisamente s’è fermato con la sensazione che là sotto – e precisamente nella cantina del palazzo – ci fosse qualcosa che lo interessava moltissimo. Così era entrato, aveva convinto non so come il portiere a scavare perché la cantina non era pavimentata, ed era stata dissotterrata una statua a mezzo busto di Napoleone, con grande soddisfazione di Rol che aveva veramente un amore speciale per lui e che avrà pagato quel portiere chissà quanto, pur di convincerlo a fare tutto quel putiferio.

Rol ha parlato, a volte, di questa passione con cui – si può dire – è nato. Ha scritto nei suoi ricordi: “Avevo compiuto i due anni e un giorno mi sentirono piangere disperatamente, aggrappato a un caminetto sul quale c’era un orologio in bronzo dorato che raffigurava Napoleone a San’Elena, seduto a un tavolino, col volto triste appoggiato a una mano. Piangevo e gridavo “Poleone… Poleone”.

Crescendo, poi, collezionava tutto quel che trovava di lui e molte cose gli venivano regalate spontaneamente. Era il personaggio del passato che amava di più, e lo è sempre rimasto.

C’è un’altra cosa scritta da lui (ma ce ne sono moltissime, sue, sul libro “Io sono la grondaia” messo insieme dalla dottoressa Ferrari di cui parlerò tra poco): “Per quanto riguarda la mia calligrafia è molto strano che quando scrivo velocemente, i caratteri siano molto simili a quelli dell’Imperatore. E ciò fin da quando ero ragazzo.”

La grafia di Napoleone non era nè bella nè facile da decifrare (lo afferma anche il suo valletto Constant Wairy, come si legge nel libro di Ludwig), così qualcuno diceva di Rol “è lui rinato”, ma Rol sosteneva spesso di non credere nella reincarnazione. Penso che non dicesse la verità e secondo me c’è più di un perché: ammettere d’essere stato Napoleone in una vita precedente aumentava le incredulità su di lui, su quel che era e che faceva. Mirella Delfini (continua)

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One Reply to “I miei due amici straordinari – 6”

  1. Grazie di questa continuazione. Mi permetto due precisazioni:
    1) Secondo una mia ricostruzione piuttosto precisa (cfr. il mio studio “L’Uomo dell’Impossibile”), J.F. Kennedy non è mai stato in Via Silvio Pellico. Chi c’è stato è suo fratello Ted, nel 1961, in occasione di Italia ’61. Rol potrebbe aver incontrato JFK in seguito, a Bellagio, in occasione dell’unico viaggio di JFK in Italia.
    2) Rol non era la reincarnazione di Napoleone (1769-1821), e non solo perché lo ha negato e perché non sottoscriveva questa teoria (che è facilmente contestabile quando si sappia cosa davvero siano i “ricordi di vite passate”, come ben illustrato da René Guénon e altri). Ho fatto un ampio approfondimento su questi temi nel mio “Il simbolismo di Rol” (la versione eBook si trova gratis su internet). Mi limito solo a far notare che se sono veri i frequenti riferimenti a Napoleone, lo sono altrettanto quelli al pittore François Auguste Ravier (1814-1895), il “Maestro” cui Rol fa spesso riferimento in campo pittorico e protagonista di molti suoi esperimenti, fino a episodi di trasfigurazione/metamorfosi di Rol in Ravier, di modo che chi crede alla teoria reincarnazionista è costretto a ipotizzare che Rol dovesse essere al tempo stesso una reincarnazione di Ravier, cosa evidentemente impossibile persino per questa teoria. Senza contare di tutte le volte che Rol ha “impersonato” lo spirito intelligente di tanti altri personaggi del passato, o anche del presente, ancora viventi… La spiegazione è un’altra.

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