I miei due amici straordinari – 7


Invece io da alcuni anni alla reincarnazione credo veramente, e ho perfino avuto strani ‘lampi’ di una mia esistenza francese. Secondo me ero un militare, forse proprio nei primi dell’Ottocento: magari è a Waterloo che sono morta – anzi morto perché dovevo per forza essere un uomo, allora i militari donna non c’erano – o forse nel cammino verso quella Mosca deserta e arsa che ha sconvolto Napoleone e le sue armate. E forse ho conosciuto l’Imperatore, chi lo sa, anzi io lo credo.

In un articolo scritto sulla rivista “Tempo”, durante un soggiorno a Mosca come inviata, raccontavo che m’era capitato di passare in macchina con Dimitri, il mio interprete, sulla strada che portava alla Lubjanka, il carcere duro dove finivano tanti indesiderati. E io ero proprio un’indesiderata perché telefonavo ogni settimana al giornale cose che a loro non piacevano per niente, però mi tolleravano perché era un momento di clamorosa “distensione” voluto da Krusciov. Così m’era venuto il timore che Dimitri avesse avuto l’ordine di portarmi a quel carcere, e m’ero preoccupata … ma non mi vergognavo per nulla di quel timore, visto che “Napoleone a Mosca aveva avuto paura prima di me”. Al giornale ridevano e al ritorno mi prendevano un po’ in giro. Paragonarmi a Napoleone! E non sapevano che quando abbiamo passato la Beresina avevo voluto che ci fermassimo e sono scesa a toccare l’acqua come se fosse acqua benedetta …

Forse sono un po’ fuori di testa, ma ci sono troppe coincidenze, troppi particolari precisi e troppi ricordi inspiegabili, anche la mia passione per i vecchi fucili e per l’Overture 1812 di Tchaikowskj con quelle note della Marsigliese che mi emozionano tanto. Mi fanno sempre pensare d’essere vissuta nella Francia di quel tempo e sentivo di dover raccontare a Rol la curiosa storia di quand’ero bambina (ma non l’ho fatto) e le prime parole che ho pronunciato erano in francese, tra le risate dei miei che non pensavano certo a una vita precedente. Poi, a tre anni circa ho chiesto a mia madre come mai avessero sbagliato la bandiera. “Vedi com’è brutta col verde? Al posto del verde ci dovevano mettere il blu.”

Mamma s’era voltata verso papà divertita: “Ma questa vuole la bandiera francese!” Nessuno pensava a un’altra vita, certo, e meno che mai io, così piccola. Col tempo il mio francese invece di sparire migliorava e quando ho imparato a leggere riuscivo a pronunciarne bene ogni parola, al punto che a scuola, dopo le elementari, quando si doveva decidere quale lingua scegliere, i miei hanno deciso di mettermi in una sezione in cui si studiava l’inglese, “tanto il francese lo sa già”. E nessuno si è mai domandato perché.

Eppure, come ho letto in seguito sul libro “La mappa del Paradiso” del neurochirurgo americano Eben Alexander, “sono tantissime le prove scientifiche dei ricordi di vite passate presenti nei bambini”, ma quel libro non era ancora uscito e certo nessuno della mia famiglia s’era mai occupato di altre vite. Però può darsi che mia madre qualche dubbio l’abbia avuto, lei aveva questo genere di intuizioni fantastiche, che per un lungo periodo avrei giudicato assurde e che ora mi tornavano alla memoria lasciandomi abbastanza confusa.

Quel giorno, mentre era seduto davanti a me, Rol improvvisamente si è alzato dalla poltrona, è andato ad aprire un cassetto e ha tirato fuori qualcosa. Era il bottone di una giubba militare. C’era scritto Republique française, e m’ha detto che era stato trovato sul campo di Waterloo. Quei bottoni li collezionava – come tutti gli oggetti che avevano qualcosa a che vedere con Napoleone – e ho saputo che qualche volta, molto di rado, ne regalava uno. M’ha raccomandato di non perderlo e di tenerlo sempre con me. Ce l’ho ancora, l’ho fatto legare in oro e lo porto sempre al collo con una catenella. Di Giorgio però non ha detto più nulla.

Stranamente sentivo che qualcosa nella storia della Francia ci univa, ma non capivo di che cosa si potesse trattare. Però ora lui mi era più familiare, mi sembrava che tra noi ci fosse una maggiore confidenza, come se ci conoscessimo da tempo. E’ stato quel giorno che mi ha dato il quadro della Madonna e m’ha detto di guardare i suoi occhi. Li guardo ancora oggi, dopo tanti anni, aspettando sempre una risposta ai misteri infiniti che avvolgono la nostra esistenza. E fatico a pensare che anche Rol, a un certo punto delle nostre vite, se ne sia andato portandosi via un segreto in parte mio, e lasciandomi sola con i miei tanti perché. Forse oggi gli chiederei altre spiegazioni e riuscirei ad avere una risposta, anche la più strana, mentre allora ero troppo incerta e incredula. Ma della reincarnazione non m’avrebbe parlato, ne sono certa.

Mista con l’amicizia c’era una specie di timidezza, fra noi, come una barriera, ma forse dipendeva dal fatto che lui sapeva tutto e non ne poteva parlare con una che invece non sapeva niente di niente. E se gli avessi detto che cosa pensavo, se gli avessi parlato della sua vita come Napoleone, eccetera, magari avrebbe cambiato umore … “Era molto variabile – dice Maria Luisa Giordano che oramai è diventata una mia grande amica– ma ora che è di là tu fai bene a parlare di questa ipotesi nel libro che stai scrivendo… anch’io credo che sia giusta.”

E lei sì che sa tante cose dopo averlo frequentato per anni. Gli faceva ogni giorno da autista, ed è noto che gli autisti sanno sempre tutto dei loro “padroni”… Una volta, poi, che erano in macchina insieme e c’era anche suo marito Luigi, il famoso chirurgo, è accaduta una cosa incredibile: stavano per scontrarsi con un’altra macchina e invece è si sono attraversati vicendevolmente senza alcun danno (la storia è su vari libri). Perfino Luigi, che di fronte ai miracoli era sempre stato un po’ incredulo, si è dovuto convincere che era intervenuta una forza superiore e li aveva salvati. Mirella Delfini (continua)

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One Reply to “I miei due amici straordinari – 7”

  1. Potreste cortesemente specificare se questa testimonianza a puntate viene pubblicata in esclusiva qui, per la prima volta (subito dopo essere stata scritta) o se è tratta da qualche pubblicazione dell’autrice? Grazie.

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